Occupiamocene in Senato, l’intervento del presidente Piero Strabioni – Il video

Occupiamocene in Senato, l’intervento del presidente Piero Strabioni – Il video

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Nella sala Zuccari del Senato della Repubblica, venerdì 16 gennaio 2026 si è tenuto l’incontro “Autismo e inclusione scolastica – Il Piano Educativo Individualizzato come strumento chiave”, su iniziativa della senatrice Paola Binetti e del senatore Antonio De Poli. Tra i vari interventi che si sono susseguiti anche quello di Piero Strabioni, presidente di Occupiamocene, che ha rappresentato la nostra associazione in questa prestigiosa cornice. Ecco il testo e il video del suo intervento.

Salve a tutti,

Vi ringrazio dell’opportunità che mi avete offerto, sono molto onorato di essere accolto in questo ambiente tanto prestigioso. In estrema sintesi, col mio intervento vorrei evidenziare la distanza che spesso separa la teoria dalla pratica. Sulla carta, il PEI è uno strumento fondamentale: garantisce inclusione, partecipazione e un percorso realmente personalizzato per ogni studente con
disabilità. I decreti 182 del 2020 e 153 del 2023 hanno definito modelli, linee guida e criteri di assegnazione delle risorse. La scuola italiana, almeno nelle intenzioni, si è impegnata a costruire una
comunità accogliente, in cui tutti, indipendentemente dalle condizioni personali, possano trovare opportunità di crescita. Il PEI viene redatto dal GLO, che riunisce insegnanti, dirigente scolastico,
famiglia e operatori sanitari, e dentro c’è tutto: caratteristiche dello studente, obiettivi, strumenti, modalità di valutazione, collaborazione tra scuola e famiglia. È un documento complesso, spesso troppo complesso, ahimè. La sua compilazione è un labirinto normativo che richiede tempo, competenze e
coordinamento. Fin qui la teoria. Bella, articolata, rassicurante.

Ma la pratica è un’altra storia.
Purtroppo, la realtà impone una serie di aggiustamenti rispetto a ciò che i nobili decreti 182 e 153 auspicavano. “Er monno ai monnaroli”, si dice a Roma. E infatti la realtà ci racconta che i diritti incomprimibili vengono spesso sacrificati alle esigenze di bilancio, che le diagnosi precoci diminuiscono perché costano, che le richieste aumentano, ma i fondi no. Ogni settembre mancano insegnanti di sostegno, OEPAC, CAA, come se ci si dimenticasse che la scuola inizi ogni anno nello stesso periodo.
Il monte ore di sostegno è un diritto del bambino, non un favore, non una concessione. Ma le scuole, con organici insufficienti, sono costrette a redistribuire le esigue ore disponibili. E così nasce una “lotta tra poveri”, la stessa lotta che si combatte fuori scuola per le terapie, in cui perdono tutti. Eppure, se un PEI assegna un certo numero di ore, quel numero dovrebbe essere rispettato: è un impegno formale tra scuola e famiglia, un vero e proprio contratto. Il risultato è che i servizi partono in ritardo, le ore si riducono e i ragazzi con disabilità vengono trattati come cittadini di serie B, se gli va bene.

Economizzare sull’età evolutiva non è un risparmio: è un danno che si amplifica nel tempo, purtroppo. Come nascondere la polvere sotto il tappeto. La conclusione è semplice: tra teoria e realtà c’è un abisso. E tale abisso andrebbe colmato. Vorrei chiudere con un pensiero per tutti i genitori nella mia stessa condizione. Affrontare la disabilità di un figlio è come salire su un ring contro un avversario imbattibile: il destino. Ti colpisce, ti mette alla prova, ti irride, ma tu resisti, vai a tappeto e ti rialzi. Resisti perché stai proteggendo tuo figlio dagli assalti di quell’implacabile avversario, che però viene beffardamente aiutato
dall’approssimazione umana. Ma l’amore ti infonde una forza che nessun taglio, nessun ritardo, nessuna
mancanza potrà mai spezzare. Coraggio.

Ho concluso, grazie per la Vostra attenzione”.

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