Oggi Occupiamocene ha avuto il privilegio di partecipare a un evento importante come la terza conferenza “Sport e Pace”, tenutasi nel salone d’onore del Coni. I nostri ringraziamenti vanno alla bravissima organizzatrice Laura Barbaliscia e alla sua impresa sociale Promet per la grande opportunità e per la simpatia e generosità che ci hanno dimostrato. Tra le tante scelte possibili, hanno invitato anche un’associazione giovane e semplice come la nostra, che si propone di aiutare i fragili a trascorrere il loro tempo impegnati in qualcosa che li faccia in qualche modo avvicinare alla felicità.
Alla conferenza hanno partecipatopersonalità ed ex atleti, istituti scolastici e enti del terzo settore.
Un alternarsi di storie raccontate e di alcune che ancora lo devono essere. “Sport è pace”, questo il messaggio dei ragazzi delle medie, che meglio di ogni altro riesce a dare l’idea di cosa questa giornata abbia saputo trasmettere a tutti i partecipanti. Grandi e piccoli, donne e uomini, neurodivergenti e neuroconvergenti. Tra le tante storie presentate sul prestigioso palco una in particolare ci ha entusiasmato, di sicuro perché direttamente coinvolti. Si tratta del progetto calcio dell’associazione “Scopriamo l’autismo”. Un impianto meraviglioso messo su per ragazzi nello spettro, con estrema cura dei particolari e tante componenti in gioco, come il team di professionisti tecnici del calcio e terapisti specializzati che scende in campo assieme ai ragazzi per fare allenamento. Certo, un allenamento sui generis, spesso colorato dalle personalità in gioco, ma in ogni caso un momento di scambio e contatto in un ambito diverso dal consueto centro terapie abitualmente frequentato.

Di sicuro un posto raro a trovarsi per chi vive sul nostro stesso piano esistenziale, un posto che cerca di sagomarsi attorno ai ragazzi, non di sagomar loro, cosa impossibile a realizzarsi. Speriamo che questo progetto venga sostenuto dalle istituzioni, e magari diffuso in molte altre realtà. Si tratta di un servizio molto importante per i ragazzi nello spettro, un’idea dai connotati utopistici, strutturata e concessa agli altri da una madre e un padre giovani, col cuore grande e lo sguardo fisso in avanti.
Mio figlio Giorgio sono già un paio di stagioni che frequenta il loro corso di calcio, con tutte le sfumature che potete immaginare, con le difficoltà che tentiamo di superare giorno dopo giorno.
E col suo modo di applicarsi al calcio, in modo parlato, camminato, senza competitività.
Con una carbonara a guardarlo mentre gioca.










